>"Abbiamo sempre cercato di parlare ai lavoratori come a degli uomini, di parlare al loro cervello e al loro cuore, alla loro coscienza. In questo modo il sindacato è diventato scuola di giustizia, ma anche di democrazia, di libertà, ha contribuito a elevare le virtù civili dei lavoratori e del popolo." tratto dal saluto di Luciano Lama all' XI Congresso della Cgil (1986)

martedì 27 ottobre 2015

Materiale mobilitazione contratto

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PA, SINDACATI: "AL VIA MOBILITAZIONE LAVORATORI, PRONTI A SCIOPERO GENERALE"

(OMNIROMA) Roma, 27 OTT - “Un contratto vero per i lavoratori e per
cambiare i servizi ai cittadini”. Così in una nota Rossana Dettori,
Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di
Fp-Cgil, Cisl-Fp, Uil-Fpl e Uil-Pa, "lanciano la campagna per il
rinnovo dei contratti del pubblico impiego".
“Il Governo la smetta con le provocazioni e apra il tavolo. Fare un nuovo
contratto vuol dire investire nelle professionalità, nell’innovazione
organizzativa, nella qualità dei servizi - proseguono - Per i lavoratori
pubblici chiediamo un rinnovo dignitoso, che dopo 6 anni di paralisi
totale, per noi significa 150 euro di aumento medio con produttività e
riconoscimento professionale, altro che l’equivalente di una mancia come
vorrebbe il Governo. Chiediamo contratti per rimettere in moto servizi
alle famiglie e alle imprese, accrescendo la pa rtecipazione, e
rispettando il senso di quel richiamo della Corte Costituzionale che con
questa legge di stabilità si vorrebbe di fatto ignorare: è con i contratti
che si rilancia il cambiamento. E se per far arrivare il messaggio servirà
andare allosciopero generale, noi siamo pronti”.
“Sei anni di sottrazione di risorse spacciata per razionalizzazione della
spesa e di mancati investimenti nella qualità del lavoro pubblico sono più
che abbastanza. I servizi pubblici continuano a deteriorarsi quando invece
dovrebbero dare una spinta decisiva alla ripresa economica e offrire
risposte valide contro la marea montante del malcontento sociale -
aggiungono - E il Governo che fa? Ancora una volta scarica costi e
responsabilità sui lavoratori pubblici, mettendo sul piatto una proposta
di contratto che non merita questo nome. Evidentemente considera la
contrattazione come un’attività residuale nella quale non vale la pena
investire. E che è meglio confinare su un terreno sempre più ristretto per
gestire sempre più materie a colpi di leggi e decreti”.
“Noi diciamo invece che liberare la contrattazione è l’unico modo per
produrre innovazione vera, partecipata dai lavoratori pubblici, e
riportare la Pa in linea con le esigenze reali del Paese. Per questo
metteremo in campo anche lo sciopero, se dalla politica non verranno
risposte" concludono i sindacati. "E prima faremo una
mobilitazione forte e capillare sia a livello nazionale che territoriale,
cercheremo il confronto con la società civile, punteremo a creare alleanze
sociali partendo dai bisogni delle persone - chiosano - Perché non si
tratta solo di garantire ai lavoratori pubblici retribuzioni adeguate ed
esigibilità dei diritti, ma di tenere insieme la valorizzazione delle pro
fessionalità e il diritto dei cittadini a un’amministrazione pubblica
sostenibile negli assetti,trasparente nell'uso delle risorse, ed efficace
nel dare risposte alle comunità”.

venerdì 16 ottobre 2015

Stabilità. Pubblico impiego. Per il contratto pochi spiccioli, neppure una mancia. Mobilitazione unitaria. Dettori (Fp Cgil): sarà lotta durissima

“La notte porta cattivi consigli. Le risorse per il rinnovo dei contratti pubblici sono calate da 300 a 200 milioni. In poche ore abbiamo perso per strada 100 milioni, passando così dalla mancia agli spicci”. Rossana Dettori, segretaria generale della Fp Cgil, articola così un tweet di stamattina, che dava notizia di questa “revisione economica” per il rinnovo dei contratti pubblici, e avverte: “Se le cose stanno così, daremo il via a una mobilitazione durissima”. E nel primo pomeriggio arriva la nota di Fp Cgil, Cisl-Fpo, Uil Fpl e Uil –Pa. “ Non accettiamo la provocazione di Matteo Renzi. I 300 milioni, che poi diventano 200 a fine serata, della ‘stabilità” elettorale del governo, non sono un contratto ma una mancia. I lavoratori pubblici vogliono un rinnovo dignitoso. La nostra mobilitazione sarà durissima”, così Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali  dei sindacati di categoria  il cui comunicato riportiamo a conclusione.

Lo stanziamento è  di soli 200 milioni, meno di cinque euro lordi al mese

Lo stanziamento già irrisorio di 300 milioni per rinnovare contratti scaduti da sei anni – calcolato sempre da Dettori in 40 centesimi al giorno per ogni lavoratore pubblico – è, infatti, ulteriormente calato. Adesso siamo a 200 milioni. “Un calcolo a spanne ci dice che corrisponde a meno di cinque euro lordi al mese per ogni singolo lavoratore pubblico, giusto qualche moneta a disposizione. Un vero e proprio insulto, a dispetto della retorica di modernizzazione, efficienza e valorizzazione del lavoro nella Pa”, rincara la segretaria generale della Fp Cgil.



Contro questo che si ritiene essere, non solo per la Fp Cgil ma per l’intero fronte unitario del lavoro pubblico, un vero e proprio insulto, “una provocazione”, la risposta sarà dirompente. “Faccio onestamente fatica a prendere seriamente in considerazione queste cifre, che rispedisco al mittente – afferma la numero uno della Fp Cgil -. Ci prepariamo a una mobilitazione durissima contro un governo che regala letteralmente soldi ai ricchi calpestando, al tempo stesso, la dignità di oltre 3 milioni di lavoratori pubblici”.

Una lotta in difesa del ruolo del “pubblico” che riguarda l’intero paese

Si tratta, soprattutto, di una lotta da fare in difesa del ruolo del “pubblico” e che per questo riguarda non solo i dipendenti della Pa, ma l’intero paese e i suoi cittadini. Lavoratrici e lavoratori che, spiega Dettori, “attendono il rinnovo del contratto da sei anni e che in tutto questo tempo hanno dovuto reggere un apparato pubblico vessato dall’austerità, e garantito tra mille ostacoli i servizi pubblici, finendo vittime troppo spesso (e troppo facilmente) della propaganda sui ‘fannulloni’”. In questa mobilitazione a difesa dei servizi pubblici, passa anche la tenuta del servizio sanitario. “Che dire, infatti, di quell’altra bugia, quella dei soldi per la sanità che aumentano? Basta guardarsi poche cose per raffrontare lo scarto tra la verità e le falsità: il Patto della Salute che prevedeva un finanziamento per il 2016 di 115,4 miliardi, calati poi con questa manovra a 111 miliardi. Oltre 4 miliardi in meno che faccio a fatica ad inquadrare nell’Italia ‘col segno più’”.

Non ci rassegniamo a questo attacco frontale. Sapremo rispondere

Insomma tra la cifra “irrisoria” messa a disposizione per il rinnovo e il taglio drastico delle risorse per il fondo sanitario, senza contare la scure che si abbatterà sulle prestazioni sanitarie, emerge chiara l’idea di Renzi sul destino del “pubblico” in questo paese: “L’intenzione è quella di arrivare quasi a cancellarlo, avviando un costante percorso di arretramento. È questa la linea comune degli interventi che incidono sul pubblico: dalle province alle prefetture, dal contratto alla sanità, e altro ancora”. Una deriva che non piega la Fp Cgil: “Non ci rassegniamo a questo attacco frontale. Sapremo rispondere con maggior forza. Se le cose stanno così – conclude Dettori – sarà lotta dura”.

Di i seguito la nota unitaria dei sindacati di categoria Cgil, Cisl, Uil

“No alla provocazione di Renzi. Lottiamo per un contratto dignitoso”

Non accettiamo la provocazione di Matteo Renzi. I 300 milioni, che poi diventano 200 a fine serata, della “stabilità” elettorale del governo, non sono un contratto ma una mancia. I lavoratori pubblici vogliono un rinnovo dignitoso. La nostra mobilitazione sarà durissima”, così Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco, segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa, dopo che il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di stabilità.

“Una scelta politica precisa sta nascosta dietro la decisione di non finanziare il rinnovo del contratto di più di 3,2 milioni di lavoratori – attaccano le quattro sigle confederali di categoria – Aumentare il conflitto sociale e professionale, eliminare la motivazione, mortificare la competenza e la dedizione al servizio delle comunità. Siamo alla disgregazione non solo dello stato sociale, ma del paese. E noi diciamo no”.

“Modernizzazione, produttività, merito? Ma dove? Con questa legge si blocca solo l’innovazione organizzativa, la qualità, la formazione, la sicurezza nel lavoro e nei servizi pubblici”, rincarano Dettori, Faverin, Torluccio e Turco. “E si aumenta l’odio tra i cittadini che chiedono garanzie sui diritti e lavoratori abbandonati alla più bieca politica da consenso liquido. Il resto sono chiacchiere da talent show. Vogliamo un paese finalmente avanzato? Salute, sicurezza, prevenzione, sostegno ai più deboli, crescita delle aziende… Questo non si fa né con il solito diluvio di norme, né tanto meno con provocazioni come quella di Renzi. Si fa con gli investimenti nell’innovazione e nella professionalità. Come in tutte le migliori imprese del mondo”.

“La nostra mobilitazione sarà durissima – concludono i quattro sindacalisti –. Vogliamo un contratto dignitoso per i lavoratori pubblici e per il Paese”.

jobsnews

300 milioni per il rinnovo dei contratti pubblici, una vergogna

Non si è fatta attendere la reazione dei sindacati alla decisione del governo di destinare soltanto 200 milioni di euro al rinnovo del contratto del pubblico impiego nella legge di stabilità appena varata. Cgil, Cisl e Uil hanno annunciato una "mobilitazione durissima" contro la decisione del governo. " "Non accettiamo - hanno sottolineato Rossana Dettori, Giovanni Faverin, Giovanni Torluccio e Nicola Turco - segretari generali di Fp-Cgil, Cisl-Fp Uil-Fpl e Uil-Pa - la provocazione di Matteo Renzi. I 300 milioni, che poi diventano 200 a fine serata, della "stabilità" elettorale del governo, non sono un contratto ma una mancia. I lavoratori pubblici vogliono un rinnovo dignitoso".

Dettori poi ha rincarato la dose ad Huffpost: "Non posso nemmeno dire che ci sentiamo traditi, perché il tradimento presuppone un relazione. Relazione che in questo caso non c'è, e non c'è mai stata. Non mi ricordo nemmeno quando ho visto l'ultima volta il ministro Madia". Nessuna aspettativa tradita, anche perché - viene rilevato - "le cifre circolate nelle ultime settimane erano già ampiamente al di sotto delle aspettative dei lavoratori e non rispondevano alle richieste fatte dalla Consulta". "Renzi - conclude Dettori - ha detto che è una manovra di sinistra? Non mi pare proprio. Questa è una manovra per ricchi e imprese".





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